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  • Trasparenza e riservatezza nella consulenza patrimoniale: due pilastri per il cliente wealth

    Quando il patrimonio cresce, cambiano le priorità. Non si tratta solo di rendimento, ma di fiducia, controllo e protezione . Per chi possiede capitali importanti, la consulenza patrimoniale  deve poggiare su due elementi fondamentali: trasparenza  e riservatezza ; senza questi, anche la migliore strategia finanziaria perde valore. Perché trasparenza e riservatezza sono centrali Un patrimonio rilevante espone a rischi che vanno oltre i mercati: esposizione fiscale complessità normativa vulnerabilità legale gestione delle informazioni sensibili dinamiche familiari delicate In questo contesto, la consulenza patrimoniale e la riservatezza  non sono un’opzione, ma una condizione necessaria. Trasparenza: sapere sempre cosa sta accadendo La trasparenza non significa solo ricevere report periodici.Significa comprendere realmente: dove è investito il proprio patrimonio quali sono i costi complessivi quali rischi si stanno assumendo quali scenari possono verificarsi Una consulenza trasparente permette al cliente di prendere decisioni consapevoli. Segnali concreti di trasparenza: chiarezza su costi diretti e indiretti spiegazione delle scelte, non solo dei risultati coerenza tra strategia dichiarata e operatività comunicazione continua, non solo nei momenti positivi La trasparenza costruisce controllo e il controllo genera fiducia. Riservatezza: proteggere il patrimonio anche nelle informazioni Per un cliente wealth, la protezione non riguarda solo il capitale, ma anche i dati : la privacy negli investimenti  è un tema sempre più rilevante: informazioni finanziarie sensibili strutture patrimoniali complesse partecipazioni societarie pianificazioni successorie Una gestione non adeguata di queste informazioni può generare rischi concreti. La riservatezza si traduce in: tutela dei dati personali e patrimoniali utilizzo di strumenti e strutture adeguate condivisione delle informazioni solo con soggetti necessari massima discrezione nella gestione delle relazioni Non è solo una questione normativa, ma di protezione reale. Il punto di equilibrio: fiducia consapevole Trasparenza e riservatezza non sono in contrasto; al contrario, si rafforzano a vicenda. La trasparenza garantisce chiarezza al cliente La riservatezza protegge ciò che deve rimanere protetto Insieme creano una relazione basata su fiducia solida, non su percezioni. Il ruolo della consulenza patrimoniale Una consulenza efficace deve: rendere comprensibili anche le scelte più complesse proteggere il cliente da esposizioni non necessarie mantenere coerenza tra strategia e operatività garantire continuità nel tempo La consulenza patrimoniale e la riservatezza  diventano così elementi distintivi, non accessori. In sintesi Per chi gestisce patrimoni importanti, il valore non è solo nella performance. È nella qualità della relazione. Trasparenza  significa sapere, capire, decidere Riservatezza  significa proteggere, tutelare, preservare Due pilastri che definiscono una consulenza di livello superiore, perché, quando il patrimonio cresce, la vera priorità diventa una sola: affidarsi a un sistema che sia allo stesso tempo chiaro e sicuro . villa lussuosa

  • Come scegliere il consulente finanziario patrimoniale giusto se il tuo patrimonio supera il milione di euro

    Quando il patrimonio cresce oltre una certa soglia, cambia anche il modo in cui dovrebbe essere gestito.Non si tratta più soltanto di scegliere buoni investimenti, ma di costruire una strategia patrimoniale complessiva. Chi possiede un patrimonio rilevante (liquidità, immobili, partecipazioni aziendali o un mix di queste componenti) ha esigenze diverse rispetto al risparmiatore medio. Per questo motivo, la scelta del professionista a cui affidarsi diventa una decisione strategica. Un consulente finanziario per privati benestanti  non si limita alla selezione degli strumenti di investimento: lavora su protezione, pianificazione e continuità del patrimonio nel tempo. Quando diventa importante scegliere un consulente finanziario patrimoniale Superata una certa dimensione patrimoniale (spesso intorno al milione di euro o più), emergono nuove complessità: maggiore esposizione ai rischi fiscali presenza di patrimoni immobiliari rilevanti gestione di liquidità aziendale o partecipazioni pianificazione della successione tutela della riservatezza e protezione legale In questo contesto diventa importante avere un consulente finanziario e patrimoniale , cioè un professionista abituato a gestire patrimoni articolati. La differenza non è solo nella competenza tecnica, ma nel metodo di lavoro. I 5 criteri per scegliere il consulente giusto Quando il patrimonio è significativo, la scelta non dovrebbe basarsi solo sulla fiducia personale. È utile valutare alcuni elementi concreti. 1. Metodo di lavoro Un buon consulente parte da un’analisi completa del patrimonio: investimenti finanziari immobili partecipazioni societarie posizione fiscale obiettivi familiari Se la relazione parte direttamente dalla proposta di prodotti, probabilmente manca una fase fondamentale. 2. Visione di lungo periodo La gestione di un patrimonio importante non può basarsi su opportunità tattiche. Un consulente serio lavora su: pianificazione pluriennale strategie di protezione equilibrio tra rischio e stabilità La vera differenza si vede nel tempo, non nel singolo anno. 3. Capacità di coordinamento professionale La gestione patrimoniale raramente riguarda solo la finanza. Spesso è necessario integrare: consulenza fiscale pianificazione successoria strutture societarie strumenti assicurativi Un buon consulente  deve saper dialogare con altri professionisti. 4. Personalizzazione della strategia Le famiglie con patrimoni rilevanti hanno esigenze molto diverse tra loro. Ad esempio: imprenditori con aziende familiari professionisti con forte liquidità finanziaria famiglie con patrimonio immobiliare investitori con attività internazionali Una consulenza realmente efficace non può essere standardizzata. 5. Qualità della relazione Quando si parla di patrimonio familiare entrano in gioco elementi sensibili: riservatezza, fiducia e continuità. La relazione con il consulente dovrebbe essere: stabile nel tempo trasparente basata su obiettivi condivisi Non si tratta solo di numeri, ma di decisioni che influenzano il futuro della famiglia. Un patrimonio importante richiede una strategia Molte persone con patrimoni rilevanti si accorgono nel tempo che la vera complessità non è investire, ma organizzare il patrimonio; crescita, protezione e continuità devono essere gestite insieme. Un consulente finanziario per privati benestanti  ha proprio questo ruolo: aiutare a trasformare un insieme di asset in una strategia coerente. In sintesi Quando il patrimonio supera il milione di euro, cambiano le priorità: non basta più scegliere investimenti performanti ma serve una visione più ampia che integri: gestione finanziaria protezione patrimoniale pianificazione fiscale passaggio generazionale La scelta del consulente giusto non è quindi solo una questione tecnica, ma una decisione strategica per la stabilità e la continuità del patrimonio familiare. consulente finanziario patrimoniale

  • I 5 errori più comuni che le famiglie benestanti commettono nella gestione del patrimonio

    Gestire un patrimonio importante non è semplicemente una questione di rendimento. Molte famiglie con disponibilità significative commettono errori non per mancanza di risorse, ma per assenza di una strategia integrata. La gestione del patrimonio  richiede metodo, coordinamento e visione nel lungo periodo.Quando uno di questi elementi manca, emergono criticità che possono compromettere la protezione del patrimonio familiare . Di seguito i cinque errori più frequenti. 1️⃣ Confondere performance e strategia Uno degli errori più comuni nella gestione del patrimonio è focalizzarsi esclusivamente sulla performance annuale. Domande tipiche: “Quanto ha reso il portafoglio quest’anno?” “Esiste un investimento che renda di più?” La performance è una conseguenza della strategia, non la strategia stessa. Un patrimonio può generare buoni rendimenti e allo stesso tempo: Essere fiscalmente inefficiente Essere esposto a rischi non coerenti con il profilo familiare Non essere strutturato per il passaggio generazionale La vera gestione patrimoniale parte da obiettivi, rischi e scenari, non dal prodotto più performante del momento. 2️⃣ Non pianificare il passaggio generazionale nelle famiglie benestanti Molte famiglie rimandano il tema della successione. È comprensibile: è un argomento delicato, emotivo e complesso. Ma l’assenza di pianificazione è uno degli errori più gravi nella gestione del patrimonio. Senza una strategia chiara si rischia: Conflitti tra eredi Frammentazione del patrimonio Perdita di valore aziendale Impatti fiscali non ottimizzati La protezione del patrimonio familiare  non riguarda solo il presente, ma la continuità futura. 3️⃣ Trascurare l’efficienza fiscale nel lungo periodo Un patrimonio importante genera inevitabilmente impatti fiscali rilevanti. Spesso si valutano gli investimenti in base al rendimento lordo, ignorando: Tassazione ricorrente Imposte su plusvalenze Effetti successori Costi indiretti Nel lungo periodo, una gestione fiscalmente inefficiente può erodere una parte significativa della ricchezza. La pianificazione fiscale non è elusione: è organizzazione consapevole. 4️⃣ Non proteggere adeguatamente il patrimonio Molte famiglie benestanti concentrano l’attenzione sulla crescita del capitale, ma sottovalutano la protezione. I rischi possono essere: Eventi imprevisti personali Contenziosi legali Rischi imprenditoriali Instabilità normativa Crisi finanziarie La protezione del patrimonio familiare  richiede strumenti specifici e una struttura coerente. Non si tratta di essere pessimisti, ma di essere preparati. 5️⃣ Gestire il patrimonio in modo frammentato Altro errore tipico: avere più interlocutori non coordinati. Il consulente finanziario Il commercialista Il notaio Il consulente assicurativo Ognuno lavora bene nel proprio ambito, ma senza una regia strategica il risultato può essere incoerente. La gestione del patrimonio deve essere integrata.Liquidità, immobili, partecipazioni aziendali e strumenti finanziari devono dialogare tra loro. Senza coordinamento si generano inefficienze e sovrapposizioni. Perché questi errori sono così frequenti? Non per superficialità. Spesso derivano da: Fiducia eccessiva nel breve termine Mancanza di tempo Complessità normativa crescente Assenza di una visione esterna e strutturata Le famiglie benestanti hanno esigenze più articolate rispetto al risparmiatore medio. Maggiore patrimonio significa maggiore complessità. Come evitare questi errori Una gestione patrimoniale efficace si fonda su tre elementi: 1. Visione strategica Definire obiettivi chiari: protezione, crescita, continuità. 2. Coordinamento professionale Integrare aspetti finanziari, fiscali, legali e successori. 3. Monitoraggio nel tempo Aggiornare la strategia in base ai cambiamenti familiari e normativi. La protezione del patrimonio familiare  non è un’azione una tantum, ma un processo continuo. In sintesi Gli errori nella gestione del patrimonio  non derivano quasi mai dalla scelta di un singolo investimento.Nascono dall’assenza di pianificazione e di coordinamento. Un patrimonio importante non va solo fatto crescere.Va organizzato, protetto e reso sostenibile nel tempo. La vera ricchezza non è solo nel capitale accumulato, ma nella capacità di preservarlo e trasferirlo in modo ordinato alle generazioni future.

  • Gestire il patrimonio non è investire: cosa fa davvero un consulente finanziario e patrimoniale

    Quando si parla di finanza, spesso si tende a ridurre tutto a una domanda: “Dove investo?”. In realtà, investire è solo una componente della gestione del patrimonio ; la vera differenza non sta nel singolo prodotto finanziario, ma nel metodo, nella visione strategica e nella capacità di integrare tutte le dimensioni patrimoniali: finanziaria, fiscale, successoria e familiare. Ed è qui che emerge il ruolo del consulente finanziario e patrimoniale . Investire non significa gestire il patrimonio Investire significa allocare capitale in strumenti finanziari con l’obiettivo di ottenere un rendimento. Gestire il patrimonio significa invece: Definire obiettivi di vita e familiari Pianificare la protezione del capitale Ottimizzare la fiscalità Gestire il rischio in modo coerente Pianificare la successione Coordinare aspetti legali e societari Integrare beni immobiliari, aziendali e finanziari La gestione del patrimonio  è una disciplina strategica, non una scelta tattica: un portafoglio può performare bene per anni e comunque essere inefficiente se: Espone a rischi fiscali evitabili Non è coerente con un futuro passaggio generazionale Non protegge adeguatamente la famiglia Non è strutturato per affrontare eventi straordinari Chi è davvero un consulente finanziario e patrimoniale Un consulente finanziario e patrimoniale  non è semplicemente un intermediario finanziario. È un professionista che: Analizza l’intero patrimonio (liquidità, investimenti, immobili, partecipazioni aziendali) Valuta rischi e vulnerabilità Definisce una strategia integrata nel tempo Coordina fiscalisti, notai, avvocati, fiduciari Costruisce una pianificazione coerente con gli obiettivi familiari Non si limita a proporre strumenti, ma costruisce un’architettura patrimoniale. Differenza consulente bancario e consulente finanziario e patrimoniale È un punto cruciale. Il consulente bancario Opera all’interno di una banca Ha obiettivi commerciali legati ai prodotti dell’istituto Lavora principalmente sulla componente finanziaria Tende a proporre soluzioni standardizzate Ha margini limitati di personalizzazione strutturale Il consulente finanziario e patrimoniale Lavora con una visione trasversale Analizza patrimonio personale e aziendale Integra strumenti finanziari, assicurativi e societari Pianifica fiscalità e successione Costruisce strategie su misura nel medio-lungo periodo La differenza consulente bancario e consulente finanziario e patrimoniale  non è una questione di competenza tecnica individuale, ma di modello operativo. Un modello è prodotto-centrico, l’altro è strategia-centrico . Quando la gestione del patrimonio diventa indispensabile La consulenza patrimoniale assume particolare rilevanza quando: Il patrimonio supera una certa soglia significativa È presente un’azienda di famiglia Ci sono immobili importanti Esistono eredi con esigenze differenti Si vogliono tutelare riservatezza e protezione legale Si detengono beni o conti all’estero In queste situazioni, non serve solo rendimento ma serve coordinamento. Gli errori più comuni di chi “investe” ma non pianifica Concentrarsi esclusivamente sulla performance annuale Trascurare l’impatto fiscale nel lungo periodo Non pianificare il passaggio generazionale Non proteggere adeguatamente il patrimonio da eventi imprevisti Non avere una strategia di liquidità Spesso il problema non è il prodotto scelto, ma l’assenza di visione. La gestione del patrimonio è una strategia di stabilità Un patrimonio importante non va solo fatto crescere: va protetto, organizzato e reso sostenibile nel tempo. La consulenza patrimoniale lavora su tre pilastri: Protezione : difesa del capitale e della famiglia Ottimizzazione : efficienza fiscale e organizzativa Continuità : passaggio generazionale e governance Investire è una decisione finanziaria. Gestire il patrimonio è una scelta strategica. In sintesi La vera domanda non è “dove investire?”, ma: Il mio patrimonio è strutturato per resistere nel tempo? È coerente con i miei obiettivi familiari? È fiscalmente efficiente? È pronto per il futuro? Un consulente finanziario e patrimoniale  lavora su queste domande, non solo sul rendimento. Perché il valore non sta nel prodotto, ma nella struttura che lo sostiene. Consulente finanziario patrimoniale

  • Protezione del patrimonio: come prepararsi agli imprevisti senza ansia

    Chi possiede un patrimonio importante sa bene che il vero valore non risiede soltanto nella ricchezza accumulata, ma nella sua continuità e protezione . Costruire negli anni un capitale (frutto di lavoro, scelte imprenditoriali o investimenti) richiede fatica, disciplina e sacrificio. Ma è proprio nel momento in cui si raggiunge un equilibrio che emerge una nuova priorità: preservarlo dagli imprevisti . La domanda è inevitabile: come tutelarsi senza vivere nell’ansia costante di ciò che potrebbe accadere? Gli imprevisti che possono minacciare un patrimonio Un imprevisto può assumere molte forme. Alcuni esempi concreti: Eventi economici o geopolitici : crisi improvvise, cambi normativi o instabilità internazionale che incidono sul valore degli asset. Rischi legali : contenziosi civili o commerciali che possono coinvolgere parte del patrimonio familiare o aziendale. Eventi personali e familiari : malattia, incidenti o decessi improvvisi che mettono alla prova l’equilibrio finanziario e organizzativo. Successioni non pianificate : l’assenza di regole chiare per il passaggio generazionale può trasformarsi in conflitti e dispersione del patrimonio. Sono situazioni che non si possono prevedere nei dettagli, ma che si possono affrontare con maggiore serenità se preparati in anticipo. La differenza tra paura e consapevolezza Molte persone evitano il tema della protezione patrimoniale perché temono di “portare sfortuna” o perché ritengono che sia un argomento da affrontare solo in emergenza. In realtà, la prevenzione  non serve a generare paura, ma a trasformarla in serenità. Sapere di avere scenari chiari e soluzioni pronte riduce l’incertezza. È un po’ come predisporre un piano di evacuazione per un edificio: ci si augura di non usarlo mai, ma averlo aumenta la sicurezza di chi vi abita. Strategie concrete di protezione patrimoniale Ogni famiglia e ogni imprenditore hanno esigenze diverse. Tuttavia, esistono alcuni principi universali che aiutano a rafforzare la resilienza del patrimonio. Diversificazione intelligente Non concentrare tutte le risorse in un unico settore o tipologia di asset. Esempio: una famiglia imprenditoriale che ha già gran parte del proprio capitale legato all’azienda decide di affiancare strumenti patrimoniali di natura diversa, così da non dipendere esclusivamente dall’andamento del business. Pianificazione successoria Predisporre strumenti legali e regole condivise per il passaggio generazionale. Esempio: un imprenditore stabilisce in anticipo chi guiderà l’azienda di famiglia, riducendo il rischio di conflitti tra eredi e garantendo continuità gestionale. Tutela legale e fiscale Creare strutture giuridiche e amministrative che difendano i beni da potenziali contenziosi. Esempio: una coppia con patrimonio immobiliare significativo decide di proteggere alcuni beni con strumenti di segregazione patrimoniale, così da ridurre l’esposizione a rischi legali futuri. Fondi di emergenza e liquidità dedicata Avere risorse disponibili per fronteggiare eventi imprevisti senza dover disinvestire in fretta asset di lungo termine. Esempio: una famiglia prevede un fondo dedicato alle spese sanitarie, evitando di compromettere altre risorse pianificate per obiettivi futuri. Il ruolo del consulente: protezione emotiva oltre che tecnica La protezione patrimoniale non è fatta solo di strumenti: è soprattutto un processo di dialogo e accompagnamento . Un consulente finanziario: aiuta a distinguere i rischi reali da quelli percepiti, evitando allarmismi; guida la famiglia nella definizione di priorità, mantenendo equilibrio tra prudenza e progettualità; ​​​​​​​accompagna nelle fasi di cambiamento (nuove leggi, eventi familiari, variazioni di contesto), aggiornando il piano in base alle necessità. Il supporto non è quindi solo tecnico, ma anche emotivo : riduce lo stress delle decisioni prese in solitudine e rafforza la fiducia nelle proprie scelte. Un approccio olistico: dal patrimonio al progetto di vita Proteggere il patrimonio significa in realtà proteggere i progetti di vita che quel patrimonio sostiene: il futuro dei figli, la serenità dei coniugi, la continuità dell’impresa, le iniziative filantropiche. Non si tratta di “blindare” le risorse, ma di garantire che restino a disposizione delle finalità più importanti, anche in caso di scenari inattesi. Conclusione Prepararsi agli imprevisti non significa temerli, ma renderli gestibili . Con una pianificazione strutturata, esempi concreti di protezione e il supporto di un consulente di fiducia, il patrimonio non diventa fonte di ansia, ma strumento di serenità e stabilità. La vera forza della protezione patrimoniale non sta nell’evitare il cambiamento, ma nell’avere la capacità di affrontarlo senza compromettere i propri valori e i propri progetti di lungo periodo.

  • Sostenibilità e responsabilità: perché sempre più famiglie guardano agli investimenti ESG

    Quando si parla di patrimonio, la prima associazione è quasi sempre economica: numeri, bilanci, performance. Ma negli ultimi anni è cresciuta una nuova sensibilità che riguarda non solo il valore finanziario , ma anche l’ impatto sociale e ambientale delle scelte di investimento. Sempre più famiglie con patrimoni significativi guardano infatti ai criteri ESG (Environmental, Social, Governance) come bussola per orientare le proprie decisioni. Dalla ricchezza al senso di responsabilità La ricchezza non è mai solo un insieme di cifre: porta con sé responsabilità verso le nuove generazioni, le comunità in cui si vive e l’ambiente che ci circonda.Molti investitori oggi scelgono di far sì che il proprio capitale contribuisca a creare un futuro migliore, senza rinunciare a solidità e prudenza. Che cosa significa ESG Environmental : attenzione all’impatto ambientale, dalla lotta ai cambiamenti climatici alla gestione delle risorse. Social : rispetto dei diritti, inclusione, benessere delle persone e delle comunità. Governance : trasparenza, etica e correttezza nei processi aziendali. Integrare questi criteri significa scegliere aziende e progetti che uniscono risultati economici e responsabilità verso la società. Perché le famiglie HNWI guardano all’ESG Per molte famiglie con patrimoni elevati, gli investimenti ESG non sono una moda, ma una visione di lungo periodo . Offrono coerenza con i valori familiari , trasmessi alle nuove generazioni. Permettono di contribuire a un futuro sostenibile senza rinunciare alla solidità della pianificazione. Rappresentano una forma di legacy : lasciare ai figli non solo un patrimonio, ma anche un esempio. Il ruolo della consulenza Parlare di ESG non significa limitarsi a etichette o mode di mercato. È necessario tradurre i valori in strategie concrete, equilibrate e coerenti con gli obiettivi di ciascuna famiglia.Qui entra in gioco la consulenza: aiutare a valutare, comprendere e integrare le scelte sostenibili in un percorso più ampio di governance patrimoniale. Conclusione Oggi la sostenibilità non è più un tema marginale, ma un aspetto centrale della gestione patrimoniale.Guardare agli investimenti con criteri ESG significa trasformare la ricchezza in benessere condiviso , in armonia con i valori familiari e con la responsabilità verso il futuro. Per molte famiglie, è la dimostrazione concreta che il patrimonio non è solo da proteggere e far crescere, ma anche da trasmettere con senso e visione .

  • I 5 principali bias cognitivi che influenzano anche gli investitori più esperti

    Le decisioni finanziarie non dipendono soltanto dai numeri. Anche chi ha esperienza, competenza e un patrimonio importante può essere influenzato da meccanismi psicologici inconsapevoli , i cosiddetti bias cognitivi . Questi condizionamenti, studiati dalla finanza comportamentale, portano a scelte che non sempre risultano ottimali per i propri obiettivi di lungo termine. Conoscerli è il primo passo per riconoscerli e gestirli meglio. 1. Overconfidence – L’eccesso di fiducia Tendere a sopravvalutare le proprie capacità decisionali porta spesso a sottovalutare i rischi. Anche investitori molto esperti possono cadere nella trappola di pensare di “prevedere” i mercati con precisione. 2. Avversione alla perdita Le ricerche dimostrano che una perdita pesa psicologicamente più del doppio rispetto a un guadagno equivalente. Questo porta talvolta a decisioni troppo prudenti, che non rispecchiano gli obiettivi di lungo periodo. 3. Effetto gregge Seguire la maggioranza può sembrare rassicurante, ma le scelte guidate dalle mode o dalle notizie del momento rischiano di allontanare da una strategia coerente e personale. 4. Home bias Molti investitori tendono a privilegiare solo ciò che conoscono meglio, ad esempio il proprio Paese o settore, trascurando la diversificazione. È un comportamento rassicurante, ma che può limitare le opportunità. 5. Recency bias: il peso del “qui e ora” Gli ultimi eventi tendono a influenzare più del dovuto le decisioni. Un periodo positivo o negativo dei mercati può spingere a modificare strategie ben costruite, anche senza una reale necessità. Il ruolo della consulenza Essere consapevoli dei propri bias è il primo passo, ma non sempre basta: il coinvolgimento emotivo rende difficile mantenere lucidità.Ecco perché la consulenza diventa un supporto prezioso: una guida esterna, razionale e autonoma, aiuta a mantenere coerenza con gli obiettivi a lungo termine, proteggendo dalle decisioni impulsive. Conclusione I bias cognitivi fanno parte della natura umana: non si eliminano, ma si possono gestire. Conoscere questi meccanismi significa ridurre gli errori e trasformare la propria esperienza in un vantaggio reale. In finanza, come nella vita, la consapevolezza  è il primo passo verso decisioni migliori.

  • Dalla ricchezza al benessere: il ruolo della consulenza nella governance familiare

    Quando si parla di ricchezza, è naturale pensare subito a numeri, beni e investimenti. Ma il patrimonio, soprattutto per le famiglie che hanno costruito negli anni un capitale significativo, non è fatto soltanto di valori economici: custodisce anche storie, relazioni, responsabilità e progetti futuri. Ecco perché oggi si parla sempre più spesso di governance familiare : un insieme di regole, strumenti e buone pratiche che aiutano le famiglie a trasformare la ricchezza in vero e proprio benessere , in grado di attraversare le generazioni. Ricchezza materiale e patrimonio intangibile Il patrimonio familiare non è soltanto un insieme di attività finanziarie o immobiliari. Ci sono valori, tradizioni, visioni imprenditoriali e legami personali che costituiscono un capitale intangibile  spesso più prezioso del denaro stesso.La governance familiare ha l’obiettivo di mantenere coesione, evitando conflitti e garantendo che i valori condivisi possano orientare le scelte future. Il ruolo della consulenza In questo percorso, il consulente finanziario non è soltanto un “gestore di investimenti”, ma assume il ruolo di facilitatore e guida . Aiuta a chiarire obiettivi comuni e individuali. Supporta la famiglia nel tradurre i valori in strategie concrete. Favorisce il dialogo intergenerazionale, creando continuità e protezione. Non si tratta soltanto di ottimizzare numeri e strumenti, ma di accompagnare le famiglie in un processo che unisce patrimonio e persone. Dal possesso alla continuità Una governance familiare ben strutturata permette di trasformare la ricchezza in un progetto duraturo: garantendo stabilità e armonia  nei passaggi generazionali; proteggendo il patrimonio da rischi legali o imprevisti; sostenendo attività filantropiche o iniziative a impatto sociale che riflettano i valori della famiglia. In questo modo, la ricchezza diventa benessere collettivo , non solo per chi la possiede oggi, ma anche per chi la erediterà domani. Conclusione Parlare di ricchezza significa parlare di molto più che cifre. Significa occuparsi del futuro, delle relazioni e delle persone che compongono una famiglia. La consulenza, in questo scenario, è lo strumento che permette di dare forma a una visione condivisa, di trasformare il patrimonio in un bene stabile e duraturo, e di far sì che la ricchezza diventi un autentico benessere familiare .

  • Il tempo come alleato: perché la pianificazione a lungo termine è la vera forza del patrimonio. Il wealth management.

    Quando si parla di gestione del patrimonio, spesso l’attenzione si concentra sul “qui e ora”: le oscillazioni dei mercati, le notizie quotidiane, le opportunità che sembrano urgenti. Eppure, chi ha costruito e consolidato un patrimonio importante sa bene che il vero alleato non è la rapidità, ma il tempo . L’errore del breve termine Una delle trappole più comuni per gli investitori è lasciarsi guidare dall’immediatezza. Cercare continuamente il “colpo giusto” o la soluzione rapida rischia di diventare un ostacolo più che un vantaggio. Nel breve termine, infatti, l’incertezza domina: notizie, emozioni e imprevisti influenzano le scelte, generando spesso decisioni poco razionali. Il tempo come fattore di stabilità Guardare al lungo periodo significa, al contrario, dare valore alla pazienza e alla disciplina . Il tempo permette di: Attutire la volatilità : gli alti e bassi dei mercati tendono a bilanciarsi. Costruire strategie solide : una visione chiara a 10, 20 o 30 anni consente di pianificare in modo coerente. Proteggere i progetti di vita : successione, passaggio generazionale, sostegno ai propri cari o iniziative filantropiche richiedono orizzonti temporali ampi. In altre parole, il tempo non è un nemico da battere, ma una risorsa preziosa da saper usare. La pianificazione come strumento chiave Il tempo, da solo, non basta: va guidato con una pianificazione accurata . Ciò significa: definire obiettivi realistici e concreti; costruire un percorso che tenga conto delle esigenze personali e familiari; prevedere possibili scenari , senza farsi travolgere dagli imprevisti . Un approccio strutturato permette di affrontare con serenità anche le fasi di incertezza, mantenendo la rotta verso obiettivi di lungo periodo. La centralità della relazione di fiducia Ogni patrimonio racconta una storia unica. Per questo, il percorso non può essere standardizzato: richiede un dialogo costante e personalizzato . La relazione di fiducia con il consulente diventa allora il collante che unisce visione di lungo termine e soluzioni su misura, in linea con i valori e i progetti della famiglia. Conclusione In un mondo che spinge a cercare risultati immediati, scegliere di affidarsi al tempo e alla pianificazione è un atto di lungimiranza. Significa trasformare l’incertezza in opportunità, la fretta in pazienza, il presente in futuro. Perché, quando si parla di patrimonio, il tempo non è solo un fattore: è il vero alleato. Se vuoi iniziare a parlarne, non esitare a contattarmi qui. wealth management

  • 10 Motivi per Affidarsi a una Fiduciaria di Primo Livello e Dormire Sonni Tranquilli

    Le recenti vicissitudini legate alla notizia dell'impiegato di una primaria banca Italiana che per anni ha  curiosato  sui patrimoni di migliaia di persone in tutt'Italia, pone in primo piano il tema della  protezione  da occhi indiscreti del proprio patrimonio, soprattutto se si ricoprono cariche o qualifiche di prestigio. Le società fiduciarie nascono anche per questo scopo, non limitandosi però solo alla privacy, ma anche ad altre caratteristiche poco conosciute.  Quali sono pertanto i vantaggi delle società fiduciarie? 1. Sicurezza e Riservatezza La fiduciaria di primo livello è una società di  emanazione bancaria  che amministra beni per conto terzi controllata dal MISE (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) e dalla Banca d'Italia. Non diventa mai proprietaria (bensì intestataria) dei beni che le vengono affidati in quanto il solo proprietario risulta essere il cliente, il quale dispone le operazioni che la stessa dovrà eseguire. Tale schema assicura la riservatezza dei dati anagrafici del cliente, garantendo elevati standard di sicurezza e riservatezza nella gestione dei patrimoni, un aspetto essenziale per  proteggere informazioni e beni sensibili.  I professionisti fiduciari adottano pratiche rigorose per prevenire accessi non autorizzati, mantenendo la riservatezza su tutti gli aspetti patrimoniali. 2. Personalizzazione dei Servizi Ogni cliente ha esigenze specifiche, e una fiduciaria è in grado di offrire servizi personalizzati. Che si tratti di protezione dei patrimoni, pianificazione successoria o gestione fiscale, una fiduciaria di primo livello lavora a stretto contatto con i clienti per sviluppare  strategie su misura . 3. Competenza Legale e Fiscale La fiduciaria collabora con esperti legali e fiscali per garantire che tutti i processi siano conformi alle  normative locali e internazionali . Questa competenza aiuta a minimizzare rischi fiscali e legali, offrendo una struttura robusta e una gestione patrimoniale trasparente. 4. Pianificazione Successoria Efficiente Una fiduciaria esperta facilita la pianificazione e la distribuzione del patrimonio, garantendo che i desideri del cliente vengano rispettati e che il  passaggio generazionale  avvenga senza complicazioni o dispute familiari. Inoltre, può fornire supporto per minimizzare le imposte sulla successione. 5. Protezione degli Attivi Attraverso la fiduciaria, il patrimonio del cliente è protetto da eventi imprevisti come  controversie legali o cambiamenti nel mercato . In caso di problemi personali o aziendali, gli asset fiduciari sono meglio salvaguardati grazie alle pratiche di separazione dei beni. 6. Ottimizzazione Fiscale Collaborare con una fiduciaria aiuta a identificare e implementare strategie fiscali che consentano di ridurre al minimo la  pressione fiscale  senza compromettere la conformità alle normative. Inoltre dispone di  un'ampia conoscenza  delle migliori pratiche di ottimizzazione fiscale. 7. Gestione Professionale degli Investimenti Grazie a un team di esperti in investimento e gestione patrimoniale, la fiduciaria può garantire un approccio strategico alla crescita e alla diversificazione degli asset. Questo significa maggiore  stabilità e crescita  del patrimonio anche in condizioni di mercato instabili. 8. Accesso a Opportunità di Investimento Esclusive La fiduciaria ha accesso a opportunità di investimento e partnership esclusive, spesso non disponibili per gli investitori privati. Questo offre ai clienti la possibilità di ampliare il proprio portafoglio con  opzioni di investimento vantaggiose . 9. Assistenza nella Compliance Internazionale Le norme legali e fiscali variano notevolmente da paese a paese, e una fiduciaria competente fornisce il supporto necessario per rispettare le  normative internazionali e locali , evitando sanzioni e costi aggiuntivi legati alla non conformità. 10. Supporto Continuo e Aggiornamenti Costanti Una fiduciaria di livello elevato offre un servizio di supporto continuo, con  aggiornamenti regolari  sulla gestione del patrimonio, analisi del mercato e revisioni delle strategie patrimoniali. Questo permette al cliente di essere sempre informato sulle proprie finanze e di prendere decisioni consapevoli. Collaborare con una fiduciaria di primo livello offre una gamma di vantaggi preziosi, dalla protezione degli asset all'ottimizzazione fiscale, fino alla gestione degli investimenti. La fiducia e la competenza di un partner fiduciario rappresentano un valore aggiunto per chiunque desideri proteggere e far crescere il proprio patrimonio con sicurezza e lungimiranza. Se ritieni di dover approfondire l'argomento, non esitare a contattarmi.

  • Lista (semiseria) delle 11 cose che un consulente finanziario non fa (anche se qualcuno ci spera)

    Il consulente finanziario è spesso circondato da miti, leggende e aspettative da supereroe con la calcolatrice al posto del mantello. Ma per amor di chiarezza (e sopravvivenza professionale) ecco una lista di  11 cose che un consulente finanziario non  fa . Davvero. 1. Non legge nel futuro No, non ha la sfera di cristallo nel cassetto. Se ce l’avesse, probabilmente non starebbe spiegando a te come pianificare la pensione, ma sarebbe in un attico a Dubai, dopo aver azzeccato tutte le IPO dell'ultimo ventennio. 2. Non stampa soldi (neanche se glielo chiedi per favore) Sì, conosce termini a volte astrusi, come inflazione, tassi, trend, asset allocation, quantitative easing… ma  non  è un banchiere centrale. Se ti promette guadagni facili e rapidi, scappa: hai trovato un illusionista, non un consulente. 3. Non fa miracoli “Ho trent'anni, vorrei andare in pensione a 45, ho 50 euro e una grande determinazione, ma non vorrei correre rischi.” Ammirevole. Ma il consulente finanziario è un professionista, non Harry Potter. La magia ha i suoi limiti, e pure l’interesse composto. 4. Non è il tuo psicologo (anche se a volte ci si avvicina) Ti ascolta, ti consiglia, ti calma durante i cali di borsa. Ma se stai cercando di colmare un vuoto esistenziale comprando azioni tecnologiche, forse è meglio prenotare anche una seduta con uno specialista. 5. Non ti giudica… ma non approva l’investimento “me-l’ha-detto-mio-cugino” Ogni tanto arriva qualcuno convinto che “c'è uno su internet che ha un blog ed ha trovato una cripto pazzesca”. Il consulente annuisce, respira più volte profondamente e ti riporta sulla Terra. È il suo mestiere. 6. Non lavora gratis (e nemmeno in percentuale sulle emozioni) Sorpresa: ha studiato, ha certificazioni, fa decine di corsi e lavora ogni giorno per aggiornarsi. Se cerchi un “amico dei soldi” a costo zero… occhio, perché spesso chi non ti fa pagare ti  costa  molto di più. 7. Non è un venditore di sogni Il suo lavoro non è farti sognare, ma farti  ragionare . Preferisce un 5% reale e sostenibile piuttosto che prometterti “il 25% garantito” (spoiler: non esiste, a meno che non si tratti di truffe). 8. Non cambia strategia ogni lunedì mattina Ogni volta che i mercati oscillano, il terrore bussa alla porta. Il consulente no. Ti ricorda che investire è un maratona, non una corsa a ostacoli tra post su Twitter (o come si chiama ora) e breaking news. E soprattutto, ti invita ad investire proprio in quel dannato momento lì, dove tutti vendono; è lì che si annidano i rendimenti. Ricorda che di momenti così ce ne saranno ancora nel futuro, e andare in panico vendendo tutto comprando case non è la soluzione; il più delle volte si passa dalla padella alla brace. 9. Non può piacerti sempre (e va bene così) A volte ti dice quello che  non  vuoi sentire. Come quando osserva che non puoi permetterti quella casa, o che forse è ora di tagliare qualche spesa, o che è arrivato il momento di cambiare strategia d'investimento. Ma è quello il suo mestiere, anche se ti urta. 10. Non decide per te Ti guida, ti aiuta, ti forma. Ma alla fine  sei tu il responsabile delle tue scelte finanziarie . È il tuo futuro, il tuo capitale, la tua vita. Lui è solo il GPS. Se poi decidi di girare a sinistra invece che a destra… almeno fallo con consapevolezza. 11. Non parla di destino, ma considera gli imprevisti parte del piano Non ti venderà polizze per coprire  anche l’invasione aliena , ma nemmeno fingerà che nulla possa andare storto. Il consulente serio sa che una buona pianificazione finanziaria include anche la protezione dai rischi (malattia, infortuni, imprevisti); e no, non basta “sperare che vada tutto bene”. Sperare è una strategia un po’ fragile, diciamolo così. In conclusione... Il consulente finanziario non è un mago, un indovino o un benefattore. È un professionista che ti aiuta a fare pace con i numeri, con le emozioni e – quando va bene – anche con il futuro. Con un po’ di realismo, pianificazione e, perché no, anche qualche risata.

  • Le 10 Cose da Fare (+1) per Perdere Soldi negli Investimenti

    Investire può sembrare una strategia sicura per far crescere il proprio patrimonio nel tempo, ma ci sono modi garantiti per perdere soldi, se non si presta attenzione. Ecco una lista delle 10 cose che, se fatte, assicureranno quasi certamente delle perdite negli investimenti. Consideralo come una guida inversa : tutto quello che segue è ciò che *non* dovresti fare se desideri davvero investire con successo. 1. Seguire i Consigli degli Amici senza Verifiche Se vuoi perdere soldi, segui ciecamente i consigli di amici o parenti che non sono esperti nel settore. Investire sulla base di "sentito dire" o di suggerimenti non verificati è uno dei modi più veloci per incappare in investimenti fallimentari . Ricorda, chiunque può avere un’opinione, ma ciò non significa che sia informata o utile. 2. Non Diversificare il Portafoglio Mettere tutti i tuoi soldi in un’unica azione o in un singolo tipo di investimento è un metodo infallibile per perdere soldi. Non diversificare significa esporre tutto il tuo capitale al rischio di un solo settore o azienda. Se quel settore va male, perderai tutto. Questo vale anche e soprattutto per gli immobili . 3. Investire Emozionati Lasciarsi guidare dalle emozioni , come la paura o l’entusiasmo eccessivo, porta quasi sempre a cattive decisioni . Ad esempio, vendere durante una crisi di mercato per la paura di perdere tutto o comprare quando i prezzi sono alti perché si teme di "perdere l'opportunità" sono errori comuni che conducono a perdite finanziarie significative. 4. Ignorare le Spese e le Commissioni Trascurare le spese di transazione, le commissioni e i costi di gestione può lentamente erodere i guadagni degli investimenti. Alcuni investimenti possono essere inutilmente costosi rispetto ai propri obiettivi e mangiare una parte significativa del ritorno. 5. Non Fare Ricerca e Non Informarsi Investire senza conoscere ciò in cui stai mettendo i tuoi soldi è come giocare alla roulette : forse vincerai una volta, ma nel lungo termine perderai . È fondamentale fare ricerca approfondita e comprendere a fondo le dinamiche del mercato e degli strumenti in cui stai investendo. 6. Puntare su Schemi di Guadagno Rapido Se credi alle promesse di guadagni rapidi e facili, stai cercando di perdere soldi. Gli schemi di guadagno rapido spesso si rivelano essere truffe o investimenti estremamente rischiosi . Gli investimenti sostenibili e redditizi richiedono tempo, pazienza e una strategia solida . 7. Ignorare la Tua Tolleranza al Rischio Non considerare la tua tolleranza al rischio può portarti a investimenti troppo aggressivi o troppo conservativi . Senza un’adeguata valutazione del rischio, potresti ritrovarti con un portafoglio non allineato ai tuoi obiettivi e alle tue capacità finanziarie, portando a potenziali perdite e/o risultati insoddisfacenti. 8. Non Avere un Piano di Investimento Investire senza un piano chiaro è un invito al disastro. Non avere obiettivi specifici, una strategia per raggiungerli o una visione a lungo termine spesso conduce a decisioni impulsive e non strutturate, che possono erodere rapidamente il tuo capitale. 9. Trascurare la Valutazione del Rendimento nel Tempo Concentrarsi solo sui rendimenti a breve termine , senza considerare l’andamento complessivo nel tempo, è un altro modo per perdere denaro . Gli investimenti dovrebbero essere valutati sulla base del loro r endimento a lungo termine , non solo delle fluttuazioni di breve periodo. 10. Ignorare i Consigli di Professionisti Evitare o ignorare i consigli di consulenti finanziari qualificati è un altro modo per perdere soldi. Un esperto può aiutarti a navigare nel complicato mondo degli investimenti, suggerendoti le strategie migliori in base alla tua situazione finanziaria personale. 10.BIS Non assicurarsi perchè tanto sono soldi buttati Un altro errore comune è trascurare l'importanza dell'assicurazione sui propri asset tangibili e non. Molti pensano che assicurarsi sia uno spreco di soldi, ma quando le cose vanno male, una buona polizza può fare la differenza tra perdere tutto e mantenere almeno una parte del capitale. Non avere una copertura assicurativa adeguata significa esporsi a rischi significativi, come le malattie invalidanti o le calamità naturali, che possono facilmente azzerare i tuoi sudati risparmi. In sintesi, perdere soldi negli investimenti è facile se si seguono questi dieci consigli. Per evitare di commettere errori costosi, è essenziale informarsi, fare ricerche approfondite, diversificare il portafoglio, pianificare con cura e, se necessario, affidarsi ai consigli di professionisti del settore. In altre parole, fai l'esatto opposto di quanto descritto sopra e avrai molte più probabilità di successo nei tuoi investimenti.

  • Datemi una leva (finanziaria)...

    ...e vi solleverò il mondo! Chi non l'aveva mai sentito prima? Ebbene, Archimede l'aveva detto (al netto della parentesi) qualche secolo fa, ma cosa c'entra con gli investimenti? Che cos'è Un'operazione a leva si ottiene quando ad un investitore (di solito speculatore) venga data la possibilità di acquistare uno strumento finanziario che superi la quantità di denaro posseduto. Facciamo un esempio: supponiamo di possedere 1.000 € e chiedessimo alla banca altri 9.000 € per acquistare un'azione per un totale di 10.000 €. La leva finanziaria è di 10 a 1 (10.000 € a fronte dei 1.000 € posseduti). Se l'azione salisse del 50%, vendendola sul mercato ricaveremmo 15.000 euro, dovremmo restituire i 10.000 euro alla banca (oltre agli interessi) e ce ne rimarrebbero 5.000 euro. Rispetto al nostro capitale iniziale di 1.000 euro, avremmo pertanto un guadagno del 500%, proprio 10 volte il guadagno che avremmo avuto se avessimo investito solamente i nostri 1.000 euro iniziali! Bellissimo, vero? Verrebbe voglia di aprire una linea di credito, fare qualche corso online di trading e, una volta diventati esperti, moltiplicare i guadagni per 10.... ma ovviamente tutto ha un prezzo. Immaginiamo che l'investimento iniziale, con gli stessi dati di prima, vada male e ci faccia perdere il 50%; come prima dovremmo restituire alla banca quanto ci ha prestato, ma adesso quanto liquidato non è sufficiente, in quanto mancherebbero ben 4.000 euro del capitale da restituire, oltre al nostro capitale completamente evaporato. Una perdita del 50% aumenta pertanto al 500%. Una delle domande che vengono fatte agli investitori per la profilazione Mifid 2 è quella relativa alla leva finanziaria, dove viene chiesto sostanzialmente se si è a conoscenza dei meccanismi sopra descritti; ma quando viene chiesto se hanno mai fatto operazioni del genere, ovviamente dicono di no. Il mutuo è un'operazione a leva? E il mutuo? Se ci pensiamo, un mutuo non è altro che un'operazione a leva, che dura per un periodo ultradecennale, dove ad esempio per un acquisto di un immobile del valore di 100.000 €, chiediamo alla banca 80.000 € a fronte dei nostri 20.000 € (oltre ai costi accessori), quindi tipicamente con una leva pari a 5. Ovviamente, non essendo quasi mai un'operazione speculativa, il capitale verrà restituito alla banca in rate di solito mensili, calcolando un tasso d'interesse (fisso, variabile o misto) per un periodo che va dai 10 ai 30 anni. Dopo la scadenza del prestito, si potranno finalmente fare i calcoli, vedendo di quanto si saranno moltiplicati realmente i nostri 20.000 € iniziali, stimando il valore finale dell'immobile. Ma quanto si guadagna? A questa semplificazione, come detto prima, bisognerà però tenere conto anche di un altro aspetto: gli interessi pagati, per un periodo così lungo, possono essere notevoli. Inoltre, il tasso di inflazione, che negli scorsi anni è stato molto basso, ha recentemente rialzato la testa. Questo fa sì che sia le rate mensili che il capitale residuo vengano abbattuti in maniera anche considerevole tanto più alta è l'inflazione, arrivando in molti casi (avvenuto ad esempio negli anni '80 dello scorso secolo) a superare il tasso di interesse e quindi a diminuire il rapporto rata/reddito nel tempo. Per esempio, se l'inflazione agisce aumentando in maniera graduale i redditi familiari spinti all'insù dalla stessa (passando ad esempio da 2.600 euro al mese a 4.000 nell'arco di qualche anno), la rata del mutuo rimasta a 600 euro mensili peserà sempre di meno (nell'esempio dal 23% al 15% del reddito mensile). Il valore dell'immobile Per ultimo, bisognerà tenere conto che il valore dell'immobile nel frattempo potrebbe aver subito oscillazioni notevoli, dovute per esempio all'usura, allo stato del luogo dove è situato, ai cambiamenti climatici, alla tassazione, ecc., e per ultimo anche all'inflazione che avrà gonfiato i prezzi. Ad esempio, una casa acquistata nel gennaio 1999 a 100.000 € che venga poi venduta a 158.000 € nel luglio 2023 non ha cambiato valore: semplicemente il potere di acquisto è rimasto equivalente). Il valore della consulenza finanziaria Se una volta si poteva affrontare l'acquisto di un immobile con relativa faciloneria, oggigiorno bisogna ponderare attentamente tutti gli aspetti finanziari, perché come sempre i pasti gratis non esistono. Girare per le banche (o i siti internet che aggregano le varie offerte) per ottenere le condizioni migliori del mutuo senza un'adeguata consulenza finanziaria che valuti anche altri aspetti che non siano solo il tasso d'interesse, ma ad esempio l'aspetto successorio, le protezioni assicurative del patrimonio e perché no anche l'utilizzo più o meno marcato del nostro capitale da destinare all'acquisto, è diventato imprescindibile e farlo correttamente può evitarci di trovarsi poi con problemi di difficile soluzione nel futuro. Se vuoi approfondire l'argomento, contattami pure qui

  • Il cacciatore di tasso

    E' il mercato, bellezza! E quando il mercato stupisce, lo fa sempre inaspettatamente... L'ultimo anno e mezzo è stato decisamente sfiancante! Tra guerre "speciali", inflazione alle stelle e la relativa rincorsa dei tassi di interesse aumentati da tutte le banche centrali del pianeta per tenerla sotto controllo, il risparmiatore ha fatto davvero fatica a tenere la barra a dritta e rispettare quelle che sono le "regole" basilari per ottenere risultati nel lungo termine. Cosa è successo? Guardando gli ultimi 15 anni fino al giugno 2023, si nota che l'effetto dell'aumento dei tassi sulle asset class obbligazionarie è stato devastante: vedere nel 2022 le obbligazioni High Grade perdere mediamente il 13% non è evento che capita di frequente. Oltretutto, si pensi come proprio chi avesse chiesto negli anni scorsi investimenti "sicuri", anche se con rendimenti pari allo zero o addirittura negativi, abbia poi subito conseguenze disastrose sui propri portafogli. La crisi dell'obbligazionario Inoltre, ha messo in serie difficoltà diverse banche e assicurazioni che negli anni scorsi avevano acquistato titoli obbligazionari a lungo e lunghissimo termine, per approfittare di tassi di poco superiori allo zero per poi trovarsi nei bilanci delle perdite significative derivanti dal crollo dei corsi (qui un esempio estremo di un'obbligazione emessa dal governo Austriaco con scadenza 01/2120 e cedola allo 0,85%, passata da una quotazione di quasi 140 del 12/2020 a meno di 41 del 07/2023, con un -71% in linea capitale...) Il rendimento del portafoglio contrassegnato con AA nella figura (ribilanciato annualmente e non tenendo conto di costi, spese e tasse) diminuisce pertanto al 4,87% annuo. Il ritorno del cacciatore di tasso L'andamento dei tassi ha fatto sì che ritornassero in auge i cosiddetti "cacciatori di tasso", che saltano di banca in banca alla ricerca del porto sicuro, di sei mesi in sei mesi, accontentandosi di rendimenti che normalmente sono al di sotto di un portafoglio obbligazionario medio correttamente diversificato; questo perché, complice anche la facilità di ricerca tramite comparatori on-line, si focalizzano sui rendimenti a breve, perdendo di vista la bellezza della capitalizzazione composta, che però ha una particolarità... per poter dare il meglio di sé ha bisogno di tempo, pazienza, e di un consulente finanziario che dia le indicazioni giuste per non perdere la diritta via. E l'inflazione? Non dimentichiamo infine che, anche se l'inflazione ha colpito duramente negli ultimi mesi, sarà difficile che ritorni in futuro la politica dei tassi zero e inflazione quasi-zero. L'inflazione è un nemico silenzioso che falcidia i nostri risparmi, soprattutto se per paura delle normali oscillazioni del mercato si è deciso di non fare nulla... Il mercato azionario In tutto questo, dopo un 2022 che, a parte la liquidità, ha visto tutte le altre asset class pesantemente negative, il primo semestre 2023 vede invece un recupero sostanzioso delle stesse, a riprova che l'accumulo durante le fasi di correzione porta costantemente benefici a tutto il portafoglio, migliorando di molto le medie del portafoglio nel lungo termine Il consulente finanziario Tutto questo, se si continua a rincorrere le "offerte speciali", ovviamente viene precluso; volete accontentarvi del misero tasso a 6 mesi della vostra banca o volete invece cogliere quanto tutto il mercato offre ogni giorno, per poter raggiungere serenamente i vostri obiettivi? Contattatemi pure qui

  • Aiuto, mi si è ristretta la filiale!

    All'inizio della mia carriera di consulente finanziario, mi sono sempre scontrato con la ritrosia dei miei potenziali clienti a lasciare il porto sicuro della filiale tradizionale bancaria per intraprendere un percorso di consulenza con il mio aiuto. Lo scoglio più difficile da superare era che "la filiale è sempre lì, se mi serve conosco la persona X che mi segue da tempo". Ora, da un recente rapporto di Bankitalia, si scopre che su oltre un Comune su tre in Italia manca uno sportello bancario. Infatti, i costi per mantenerne uno in loco hanno nel tempo ampiamente superato i margini che una filiale tradizionale può produrre anno dopo anno. Tant'è che, a conti fatti, tutte le banche hanno iniziato a razionalizzare la propria presenza sul territorio concentrando clienti e dipendenti (in forte diminuzione anch'essi) in poche filiali aperte nei centri più grandi. La banca "on-line" I clienti più evoluti continuano a "entrare in filiale" utilizzando il banking on-line, almeno per le necessità a basso valore aggiunto (bonifici, pagamento bollette, ecc.), ma a tutti coloro che per un motivo o un altro non possono recarvisi hanno complicato la vita, di fatto costringendo molte persone ad andare nelle sedi più lontane, magari prendendo una mattina o pomeriggio di ferie perché aperte in orario d'ufficio. Per poi interagire sempre con una persona diversa... E il consulente finanziario? Oltre alla consulenza finanziaria e alla protezione della propria persona e del patrimonio, una dei tanti vantaggi di avere un consulente finanziario è anche quella di portare la banca in casa propria, fatto questo rigidamente regolamentato dalle normative vigenti e riservato a coloro che sono iscritti all'Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF). Cosa posso fare per te? Lo scopo del consulente finanziario è quello di aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi di vita, attraverso: - Pianificazione finanziaria e patrimoniale; - Consulenza personalizzata in materia di investimenti; - Asset allocation; - Passaggio generazionale del patrimonio (familiare e aziendale); - Gestione liquidità finanziaria aziendale; - Mutui fondiari e prestiti; - Servizi dedicati a clienti di elevato standing; - Protezione assicurativa. Sei ancora felice della tua banca o pensi che sia arrivato il momento di fare un "passaggio al livello superiore"? Contattami qui: https://www.giuseppetrentadue.com/contatti

  • Vedo, prevedo, stravedo...

    Paura e avidità E anche il primo semestre del 2022 è archiviato... ma le belle notizie ci sono! Come direbbe Warren Buffet, "abbi paura quando gli altri sono avidi e diventa avido quando gli altri hanno paura": oggi le quotazioni di quasi tutti gli asset sono ben al di sotto dei massimi del 2021. Qualcosa di simile era capitato nel 2008, e ormai quello che è successo poi è diventata storia: chi avesse acquistato intorno ai minimi, negli anni successivi avrebbe visto crescere il proprio portafoglio in maniera importante. Gli ultimi 15 anni Pubblico qui di seguito i risultati delle diverse asset class degli ultimi 15 anni, fino al primo semestre 2022 incluso. I tassi delle obbligazioni iniziano ad aumentare e lasciare il livello sotto o prossimo allo zero; questo ha comportato ovviamente una diminuzione dei valori obbligazionari e azionari, creando però delle notevoli opportunità di investimento. Il rendimento del portafoglio contrassegnato con AA nella figura (ribilanciato annualmente e non tenendo conto di costi, spese e tasse) si porta al 6,66% annuo. Diversificare, in questo semestre così come nel 2008, non ha però aiutato molto, come si può vedere dalla tabella. Il consulente finanziario Da quanto si può notare, però, il mercato continua a produrre rendimenti, per chi ha spostato il proprio orizzonte temporale nel medio-lungo termine e con l'aiuto importante di un professionista. Chi invece insiste nel cimentarsi senza averne le conoscenze, magari seguendo pedissequamente quello che fa qualche sedicente guru su TikTok, ottiene risultati diametralmente opposti, comprando sempre in preda all'euforia e vendendo durante le fasi di panico. Sicuro e garantito? La ricerca poi del Sacro Graal dell'investimento "sicuro e garantito", che non esiste e mai esisterà, fa il resto. Nei periodi di crisi aumenta la richiesta di quelli che sono i classici asset rifugio e iniziano a risentirsi le classiche frasi che da un decennio erano rimaste sotto traccia, tipo "eh, ma gli immobili si rivalutano sempre", "un amico mi ha detto che i Rolex sono un investimento a colpo sicuro", "vendo tutto e compro un lingotto d'oro". Questi asset (per loro natura non facilmente liquidabili), se non attentamente valutati e ricompresi in una più ampia strategia di investimento e diversificazione, non è detto che aiutino ad aumentare il rendimento del proprio portafoglio ad un livello tale che serva a battere l'inflazione, principale nemico da sconfiggere.

  • Ragione e sentimento

    Questo articolo, scritto così di getto, è un po' una provocazione, ma in questi mesi turbolenti di mercato dà una risposta a coloro che sono preoccupati per i loro risparmi perché li vedono oscillare anche violentemente. L'indicatore perfetto su quando entrare sui mercati comunque esiste e misura i rendimenti dell'indice S&P500 che seguono la trasmissione televisiva "Markets in Turmoil" sul canale CNBC. Praticamente, chi ogni volta che in TV appare uno speciale sui "Mercati in subbuglio" o "Giornata nera nelle borse mondiali" dovesse investire, avrebbe l'anno successivo un guadagno praticamente certo... Un famoso detto recita "compra paura e vendi euforia": la storia è dalla nostra parte. Nota: l'ultima trasmissione è stata il 5/5/2022, ci vediamo fra un anno... Qui sotto il link per poterla vedere: https://www.cnbc.com/2022/05/05/heres-where-the-big-market-beating-investors-are-putting-their-money-during-the-turmoil.html

  • Quando la tua banca ti "fantasma"

    Sei un imprenditore, da diversi anni sei cliente della tua banca storica e come te anche i tuoi genitori, parenti, amici, dipendenti. Hai anche posizioni in altre banche, ma sono residuali rispetto alla prima. L'azienda sembra andare bene, il fatturato cresce, i conti sono a posto anche se si potrebbero migliorare, e con il Covid19 quest'anno fai un po' più di fatica. Si presenta finalmente l'opportunità, che a dire il vero si trascina da anni, di acquisire un'importante affare: devi reperire liquidità per comprare macchinari di ultima generazione e cosa fai? Beh, vai nella tua banca e richiedi un finanziamento, come praticamente fanno ed hanno fatto tutti i tuoi colleghi imprenditori che conosci da anni. Ma la tua banca storica, oltre a richiederti un bel po' di documentazione contabile e fiscale, dopo aver analizzato e incrociato bilanci, diverse centrali rischi, situazioni di mercato e settoriali, inizia a chiederti altri dati, magari prospettici, anche della situazione personale tua e dei soci. Il tempo passa e dopo diverse telefonate, mail, messaggi e appuntamenti andati a vuoto, la tua banca finalmente ti chiama e ti chiede ulteriori garanzie personali e/o reali (pegno e ipoteche). Perché? "Eh beh, sai, il tuo rating è un po' bassino e la banca deve richiederle per forza se vuoi il finanziamento... c'è Basilea 3, gli accantonamenti..." Queste storie si ripetono ormai da un po' di tempo: tutto il sistema finanziario si sta adeguando e per erogare del credito adottano degli algoritmi che analizzano numerose banche dati per assegnare un "rating" a tutti coloro, imprese o famiglie, che chiedono un affidamento. Questi rating poi varieranno, nel bene o nel male, nel corso dei mesi alimentati da tutta la base dati che la banca ha già a sua disposizione. Ma sapete come calcolarlo? E la vostra azienda, come viene vista dai vari stakeholders (portatori di interesse, quali ad esempio banche, fornitori, soci, dipendenti, ecc.)? Soprattutto, avete degli strumenti finanziari per migliorare il vostro merito creditizio e pagare perciò meno interessi? Qui una mia intervista con Vittorio Bacchetti sull'argomento: Qui di seguito, gli strumenti di cui parlo nell'intervista: Analisi merito creditizio di S-Peek

  • E un altro semestre se ne va...

    Direi un semestre piuttosto complicato, che chiude un lungo periodo di rialzi che durava da più di un decennio. Una pandemia come quella ancora in corso non è facile da affrontare e i mercati ne hanno risentito pesantemente, pur con un inaspettato e notevole recupero. Pubblico qui di seguito i risultati delle diverse asset class degli ultimi 15 anni, fino al primo semestre 2020 incluso. I tassi delle obbligazioni continuano a permanere sotto lo zero, e, a parte un aumento dei rendimenti durante la chiusura delle attività dovuta al Covid-19, complice anche i massicci interventi delle banche centrali di mezzo mondo, non sarà facile replicarne gli ultimi 10 anni, a meno che non si lasci il porto "sicuro" delle obbligazioni investment grade e si inizi a considerare qualcosa di più speculativo. Il rendimento del portafoglio contrassegnato con AA nella figura (ribilanciato annualmente e non tenendo conto di costi, spese e tasse) diminuisce dal 6,97% al 5,88% annuo. La diversificazione continua a pagare, ma per aumentare la redditività si dovrà necessariamente spostare parte degli asset sulla parte azionaria. A questo, bisogna iniziare ad aggiungere che è inutile creare bellissimi portafogli super efficienti se prima non avremo eliminato i rischi catastrofici nei quali ognuno di noi potrebbe incorrere nelle nostre sempre più lunghe vite e che prosciugherebbero in poco tempo tutti i risparmi faticosamente accumulati in una vita, ridimensionando per giunta i nostri redditi e complicando la vita a chi sarà intorno a noi. L'italiano medio a questo punto inizia a cercare insistentemente oggetti metallici, sperando che basti. Lo so, "toccare ferro" è gratis, mentre affrontare i problemi alla fonte ha un costo emotivo e economico più elevato. Affrontiamoli insieme: se volete seriamente prendere in mano le redini del vostro futuro, contattatemi pure qui.

  • Più le mandi giù e più si tiran su...

    Si fa un gran parlare di azioni in questi mesi, soprattutto in relazione ad eventi catastrofici quale l'attuale ed ancora in corso pandemia da Covid-19. I titoli dei quotidiani, sia online che cartacei, ne hanno approfittato e i termini quali "crollo", "bruciati N miliardi" nel falò delle vanità del capitalismo, et similia, sono diventati ahimè sempre più comuni. Qui i risparmiatori meno avveduti e in cerca di guadagni facili hanno venduto troppo tardi e in preda al panico e (come sempre) hanno davvero perso rilevanti capitali. Questo viene anche certificato dal recente aumento della liquidità sui conti correnti, arrivati all’astronomica cifra di 1.460 miliardi di euro. Però, quando si affrontano gli investimenti, che ricordiamolo, servono a produrre rendimenti nel lungo termine (vedi qui), non possiamo dimenticare proprio le azioni. Ma sapete davvero cosa sono e come funzionano? Le azioni rappresentano una quota del capitale sociale di un'impresa (SpA o SapA) e quindi chi le possiede partecipa in qualità di socio alla vita dell'azienda. Tramite esse, il socio può, ad esempio, partecipare ed intervenire alle assemblee, votare, impugnare il bilancio, ecc. e ha ulteriori diritti quali essere remunerato dai dividendi che vengono staccati periodicamente, oltre che ricevere assegnazioni di azioni in caso di aumento gratuito di capitale e di opzione nel caso sia a pagamento. I titoli azionari non hanno scadenza e possono essere compravenduti sul mercato, a patto esso stesso sia liquido (cioè che esistano compratori e venditori). Tralasciando ulteriori distinzioni tra azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio, concentriamoci invece su che cosa influisce sul valore delle azioni e del perché questo oscilli quotidianamente. Le azioni sono titoli a reddito variabile; i dividendi (che derivano dagli utili netti che annualmente la società produce) non sono mai certi a priori e cambiano nel tempo. Quindi, le azioni sono valutabili solamente sulla base dei flussi di cassa che generano e del prezzo di vendita. Semplificando, il prezzo di un'azione è funzione del flusso futuro (infinito) di dividendi. Questo significa che il mercato prezza istantaneamente qualsiasi evento (positivo o negativo) in funzione degli utili che le società produrranno nel futuro, e tanto più questo è lontano nel tempo, tanto più le oscillazioni del prezzo saranno elevate. Quindi, più alte saranno le previsioni sugli utili aziendali futuri e più elevate saranno le quotazioni azionarie delle stesse. Il mercato ha sempre ragione, come si dice, ma a volte esagera: quotazioni maggiori attraggono sempre più investitori, che continueranno ad acquistare a prezzi sempre più elevati (anche oltre quelli ritenuti più congrui) fino a quando un evento che impatta negativamente gli utili futuri (come ad esempio il Covid-19) pone fine alla lunga fase rialzista (o Toro). Le nuove prospettive si abbattono pertanto sui prezzi, e inizia una velocissima discesa dei prezzi (detta fase ribassista o Orso), a livelli più consoni rispetto ai nuovi utili aziendali. Il mercato, anche qui, è portato ad esagerare e le quotazioni tendono ad andare sempre più giù, dovuto più che altro alla fuga degli investitori... Le crisi spazzano via le aziende che operano in settori poco performanti, sottocapitalizzate, sovraindebitate e con utili descrescenti o addirittura in perdita. Lasciano strada invece ad aziende solide, poco indebitate, con utili crescenti e che migliorano costantemente la frontiera tecnologica. Il ciclo si ripete, inizia una nuova fase Toro e chi ha acquistato quando tutti vendevano avrà un extra rendimento sui propri capitali dovuto non tanto al mercato ma al proprio comportamento. I risultati, dopo anni di comportamenti adeguati, si vedono: chi ha saputo, magari con l'aiuto di un consulente finanziario, investire sul giusto orizzonte temporale approfittando anche delle "stagioni degli sconti" che periodicamente i mercati offrono, avrà ottenuto dei risultati adeguati. Chi invece, magari dopo fallimentari esperienze sui mercati affrontati senza adeguata preparazione, ha mantenuto e mantiene i propri risparmi sul conto corrente, vedrà il proprio capitale affievolirsi anno dopo anno senza neanche accorgersene.

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